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L’alluminio non si lava in lavastoviglie per motivi di sicurezza. Volevo spiegarlo in breve ma non mi è riuscito, quindi la faccio lunga quanto basta.

Lo strato di ossido, che si forma sulla superficie dell’alluminio al semplice contatto con l’aria, è un’efficace protezione tra gli alimenti e il materiale stesso, e vale nei due sensi: gli acidi e/o le sostanze alcaline presenti nei cibi non intaccano l’alluminio, e particelle di questo non si trasferiscono al cibo. Bisogna tenere in debito conto che l’alluminio come elemento chimico è abbastanza reattivo (la termite può rendere l’idea), e potrebbe entrare, non voluto, nel ciclo alimentare: niente allarmismi ingiustificati ma ragionevoli accorgimenti sì, soprattutto quando sono semplici da seguire.

Per inciso, in commercio ci sono sia pentole in alluminio praticamente puro, che è un eccellente conduttore di calore (quasi come il rame, ma il rame ha problemi ancora maggiori, nell’uso e nella manutenzione), sia pentole con alluminio anodizzato, che è più resistente ma conduce il calore meno bene (però meglio dell’acciaio); le prime sono molto usate nelle cucine professionali dove il cibo rimane nella pentola solo per il tempo della cottura e poi viene immediatamente servito o conservato a parte, mai nella pentola, mentre in quelle anodizzate gli alimenti potrebbero anche rimanere, prima e dopo la cottura, per un tempo comunque limitato (in ogni caso, se non viene protetto, il cibo si deteriora comunque, qualsiasi tipo di pentola venga usata); poi ci sono le vaschette e i fogli “di alluminio”, che in realtà hanno un polimero termoresistente di copertura che isola il metallo dal cibo. Ma torniamo all’alluminio privo di protezioni aggiunte.

Lo strato di ossido è anche autoprotettivo, al contrario ad esempio dell’ossido di ferro (la ruggine) che continua ad indebolire il materiale, e la formazione è molto omogenea, quindi copre uniformemente tutta la superficie esposta, ma può essere danneggiata da sfregamenti, come forchetta e coltello oppure paglietta metallica, o da agenti aggressivi come quelli dei detergenti per lavastoviglie: questo causa l’esposizione dell’alluminio non ancora ossidato con conseguente possibile dispersione di particelle, e successiva riossidazione della superficie rimasta (non più liscia, però).

Quello che si vede, alla fine, è solo la superficie macchiata e non più uniforme, ed il motivo l’abbiamo appena visto, ma il problema, appunto, non è quello che rimane ma quello che viene disperso e che potrebbe finire, nel caso del lavaggio, su altre stoviglie usate per la preparazione o il consumo di cibo o bevande.

Nel nostro caso, il corpo del perno ed il blocco inferiore sono in alluminio, ma non vengono mai in contatto diretto col contenuto della ciotola (pentola o boccale, insomma), quindi non ci sono pericoli di sorta nell’uso, solo durante la pulizia bisogna usare cautela: i detersivi per lavare a mano le stoviglie sono meno aggressivi di quelli impiegati in lavastoviglie e non creano nessun problema, né all’alluminio né alla gomma della guarnizione, che è e deve rimanere elastica e non porosa (altrimenti i liquidi trafilerebbero dal foro passante).

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